Il Mulino Erbetta (bene culturale cantonale) si trova in via Fondo ad Arbedo. Sono iniziati da alcune settimane i restauri. Sono disponibili due dvd:
- "Mulino e roggia, testimoni dell'antica attività degli arbedesi", RSI 2010, 20 minuti
- "La roggia e il mulino Erbetta", di Alberto Fumagalli, 2010.
Per ordinazioni telefonare alla cancelleria comunale, tel. 820.11.51.
Sulla rivitalizzazione del Mulino Erbetta è uscito un articolo a cura di A. Savoldelli sulla "Rivista di Bellinzona", n. 2, 2011 che è riprodotto qui sotto. La fotografia sopra si riferisce al mulino e alla casa del mugnaio prima dei restauri in atto (foto, ottobre 2010).
Unica testimonianza di un operoso passato
Dedicare cura e memoria al proprio passato, rendendolo attivo nel presente, non può che fare onore ai promotori e a tutti i sostenitori; le premesse per la riuscita ci sono, a cominciare dalla buona affluenza del 26 novembre 2010 alla serata pubblica durante la quale sono stati presentati i progetti di restauro e di rivitalizzazione del Mulino Erbetta e della casa del mugnaio situati in via Fondo ad Arbedo.
La roggia dei mulini
Nella sua storia, questo paese bellinzonese vanta un primato: la presenza sul suo territorio di ben 22 macchine di varia natura (macine, seghe, magli, peste, frantoi, torchi, ospitati in 16 edifici) che erano azionate dalla forza idrica di un’unica roggia, un canale scavato ad arte dagli arbedesi di un tempo (menzionata già nel 1505) sfruttando il pendio naturale (un dislivello di 70 metri) che dal torrente Traversagna a monte scende verso la città per circa 5 km, di cui 1,2 km su suolo comunale. Tutte queste macchine e gli edifici sono ben documentati nel catasto cantonale delle acque pubbliche del 1894/96 che fornisce una visione completa di questo patrimonio quasi estinto.
La roggia dei mulini costituiva una sorta di spina dorsale che ha contribuito a strutturare i nuclei di Arbedo e la tipologia delle costruzioni; basti pensare che assieme agli opifici erano necessariamente edificati le abitazioni del mugnaio e della sua famiglia, qualche alloggio per gli operai (case a ringhiera), i magazzini per le merci e le stalle per le bestie; non va neppure dimenticato che la roggia serviva anche per attingere acqua potabile, per il bucato e per irrigare i campi.
La maggior parte degli opifici arbedesi erano mulini con macine in pietra e da tutta la zona attorno a Bellinzona i contadini portavano il granoturco e altri cereali per la macinazione. Vittore Pellandini (cfr. Tradizioni popolari ticinesi, 1911, pag. 112-113) ci informa che i mugnai possedevano uno o più asini cui appendevano dei campanacci per annunciare il loro arrivo con i sacchi di farina pronti. Giunti alle porte della Turrita o dei paesi limitrofi, i destinatari dei macinati udivano il suono dei campanacci ed esclamavano: “Ghé scià i asan d’Arbed” (“Arrivano gli asini di Arbedo”)… con il prezioso carico; di qui l’appellativo carnascialesco di “Asan d’Arbed”; ora questo soprannome popolare è legato a un momento di festa, ma ricordiamoci che è nato in un contesto lavorativo molto importante per la popolazione arbedese e del contado.
Oggi non esiste più nessuna delle 22 macchine idrauliche catalogate nell’Ottocento; scorre invece ancora la roggia ed è diventata un unicum cantonale inserito in un territorio completamente urbanizzato. Assieme al canale esiste sì ancora un mulino, l’unico rimasto, ma si tratta di una macchina successiva alle macine in pietra naturale.
Il “Mulino Erbetta”
L’idea di Gaudenzio Erbetta (1906-1993) di installare nel suo edificio un nuovo impianto nasce nel 1935, in pieno periodo di crisi economica tra le due guerre mondiali. Ovviamente il mulino svolgeva un ruolo decisivo per la fornitura di macinati alla gente e, inoltre, nel novembre di quell’anno il signor Erbetta aveva ottenuto dalla Confederazione un contingente di granoturco da preparare per i bisogni della popolazione locale in tempo di crisi. Con questo lavoro assicurato, il mugnaio arbedese si lancia nell’impresa di rinnovare il suo mulino e incarica la ditta “Bühler Frères Ateliers de constructions et Fonderies” di Uzwil (SG) di elaborare un progetto. I fratelli Bühler forniscono in breve tempo i piani del nuovo macchinario per la macinazione semiautomatica di 30 quintali in 24 ore di lavoro continuo per 22'000 franchi. Sia pure con qualche modifica, nel 1936 viene realizzato il nuovo mulino a cilindri che permetteva la macinazione di grandi quantità di cereali e anche la produzione di farine qualitativamente migliori al passato (laminatoi con rulli regolabili). Questo mulino segna così la fine di un’epoca (macine) e l’inizio della lavorazione industriale dei cereali. Morto il signor Gaudenzio, il mulino di via Fondo rimane chiuso a lungo e rischiava anche di scomparire se qualcuno non avesse preso a cuore un suo migliore destino, interpellando le autorità cantonali e comunali.
Il mulino è salvo!
Nel mese di marzo del 2003 l’Ufficio cantonale dei Beni culturali fa il primo passo verso la rinascita del manufatto inserendo la roggia dei mulini e il Mulino Erbetta nel catalogo dei beni protetti perché il complesso architettonico attraversato dal corso d’acqua è ben conservato e caratterizza i nuclei storici di Arbedo; si tratta quindi di un patrimonio culturale pregevole e unico in Ticino, una memoria da conservare in un contesto urbano, una testimonianza da conoscere meglio e da valorizzare. Queste giustificazioni portano a compiere il secondo passo della rinascita: il 5 maggio 2003, il Consiglio comunale di Arbedo-Castione concede quasi 300'000 franchi per l’acquisto dello stabile con annessa casetta del mugnaio. Il terzo passo formale viene con la creazione nel 2008 della “Fondazione Mulino Erbetta” che prende subito in mano le redini della situazione: promuove la rivitalizzazione del mulino e il restauro della casa del mugnaio, attivandosi pure nella ricerca dei fondi pubblici e privati sia nel comune sia al di fuori dei confini di Arbedo-Castione.
Visto dall’esterno l’edificio, che è a due passi dal Centro civico, non presenta nessun pregio architettonico; medesimo giudizio vale per l’attigua casa molinara. Ciò che caratterizza appunto questo superstite industriale è tutto il macchinario interno distribuito sui tre piani dello stabile e la grande ruota di ferro che era mossa dalla roggia. Fortunatamente l’intero meccanismo per la trasformazione dei cereali in farine di varia qualità è stato trovato in buono stato, anzi la ditta Bühler esiste tuttora ed è stata incaricata di rimettere in funzione l’impianto.
Il Mulino Erbetta rinascerà
Per un’efficace valorizzazione è necessario un progetto di recupero che la Fondazione ha assegnato all’architetto Christian Rivola della “RIBO architecture” di Cadenazzo con consulente il professor Paolo Crivelli. Il progetto prevede di creare un nuovo punto di attrazione culturale che comprende tre oggetti: la roggia, il mulino e la casa del mugnaio, debitamente rivitalizzati.
Secondo il percorso ideale progettato ed esposto al pubblico nella serata menzionata in apertura, il visitatore parte dal Centro civico comunale, dove si possono trovare i posteggi e le informazioni utili. Dal palazzo civico giunge a piedi in pochi minuti alla corte che si forma tra la casa del mugnaio, il mulino e un’abitazione privata; qui trova le informazioni necessarie che lo immergono nel contesto storico (tempo) e regionale (spazio) in cui sono nati la roggia e il mulino.
La visita prosegue a piccoli gruppi (una decina al massimo) con il piatto forte, il mulino stesso, dal piano terreno fino al secondo livello: ogni piano presenta degli spazi didattici allestiti in sicurezza che permettono di vedere le macchine in funzione (pannelli illustrati, proiettori che spiegano la trasformazione del grano in farina). Il visitatore prosegue poi dal secondo piano, uscendo su una passerella (l’unico manufatto creato a nuovo), verso la casa del mugnaio dove è previsto un piccolo museo con la storia della roggia arbedese e di tutto ciò che concerne la macinazione antica dei cereali.
La conservazione di quest’unica testimonianza cantonale non si limiterà al solo recupero architettonico del mulino perché una vera valorizzazione prevede anche una nuova vita per il manufatto. A questo scopo concorre la rimessa in funzione delle macchine per ottenere farine pregiate e, per analogia con altri esempi cantonali, si possono pensare delle manifestazioni regionali di vario tipo. La gestione delle attività nel tempo (visite guidate, macinazione, vendita, mostre tematiche, eventi culturali, festa annuale…) che ridaranno vitalità al mulino potrà essere assicurata da persone che si metteranno a disposizione della Fondazione. Questa è però musica del futuro, speriamo prossimo, perché al momento gli sforzi sono centrati sul restauro del pezzo forte, il mulino.
Agostino Savoldelli
(febbraio 2011)